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Cultura
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Scritto da Beatrice
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Lunedì 15 Febbraio 2010 18:09 |
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Molteplici percorsi mentali mi hanno portato ad aprire questo nuovo tumblr. Le mie fotografie prendono vita anche perchè gli altri le possano vedere, ed è troppo tempo ormai che gli unici a vedere le mie foto sono sposi, sì entusiasti, ma spettatori di foto ai cui canoni, seppur reinterpretandoli personalmente, devo sottostare. Mi manca la fotografia liberamente mia. La fotografia è racconto, e non può essere del tutto piegata su se stessa, deve aprirsi al mondo. Vi è un dovere quasi morale in questo. Nel continuo tentativo di trovare il tempo di preparare un sito da fotografa professionista, mi sono persa dietro a dei lavori che devo terminare. Anche alcune delle lettrici di questo blog aspettano la fine di parte di quei lavori. Ci siamo quasi, sarò a voi a breve. Per il resto, se vi va, seguite questo nuovo progetto, nel quale tento di spiegare ciò che ho fino ad oggi "custodito gelosamente dentro di me", e cioè il mio viaggio americano. Non ho fotografato molto, e devo dire che adesso me ne dispiaccio. Sempre più urgente è dunque la voglia di tornare. Ci stiamo già attrezzando. Nel frattempo, spero godiate le mie fotografie e vi riabituiate ad avere un appuntamento visivo con me. E' da molto tempo che non vi propongo le mie immagini. Spero siano sempre all'altezza delle vostre aspettative. Sono maturata, e credo che siano migliori di un tempo, ma questo è ovviamente del tutto sindacabile. La mia America dunque. La mia America è un luogo mitico, mitologico persino, popolato da personaggi interessantissimi (non ho mai così tanto fotografato immagini di reportage come in questo viaggio), ricco di angoli squallidi, di eccessi, di stelle e strisce, di edifici spaventosamente belli, di incongruenze, di luci, di ombre, di volti, di mondi. Ma a parole non so spiegarlo bene quanto riesco con le immagini. Il tumblr in questione porta un nome di persona. Auggie Wren. Auggie è un personaggio molto speciale per me. E se vogliamo dirla tutta è anche un fotografo, molto particolare, a dire il vero, ma comunque fotografo. Nella vita Auggie vende tabacco. La storia della sua macchinetta fotografica, che peraltro anch'io posseggo ed è stato un naturale lascito di un mio zio di cui già spesso ho scritto, è davvero straordinaria. E' il racconto di Natale di Auggie Wren, una storia davvero speciale. Una delle più dolci storie di Natale che abbiate mai sentito.
[...] "She probably died."
"Yeah, probably."
"Which means that she spent her last Christmas with you."
"I guess so. I never thought of it that way."
"It was a good deed, Auggie. It was a nice thing you did for her."
"I lied to her, and then I stole from her. I don't see how you can call that a good deed."
"You made her happy. And the camera was stolen anyway. It's not as if the person you took it from really owned it."
"Anything for art, eh, Paul?"
"I wouldn't say that. But at least you put the camera to good use."
"And now you've got your Christmas story, don't you?"
"Yes," I said. "I suppose I do." [...]
Una storia di Paul Auster. Consiglio a tutti quelli che non l'hanno fatto ancora di vedere un film di parecchi anni fa, Smoke, pellicola diretta da Wayne Wang nel 1995. Lì troverete August Wren, lo scrittore Paul, ed un bel numero di altri personaggi strampalati. Lì troverete la New York che mi fa impazzire. Se vi è piaciuto proseguite con "Blue in the face" una specie di sequel ancora più stravagante, che vale molto, non fosse altro che per gli interventi di Lou Reed. E a Lou Reed pensavo quando ho assegnato l'URL al nuovo tumblr. Insomma, viva Auggie Wren, viva Paul Auster, viva Harvey Keitel e William Hurt, viva Lou Reed, viva l'America vista da dietro il mio obiettivo.
Post Scriptum. Nessun fotografo professionista ha siti dove si può commentare. Tutti i fotografi professionisti possono essere raggiunti da commenti tramite e-mail, lettere, telefonate, gufi o qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Questo, per commenti benevoli, critiche, pensieri, discussioni, acquisti delle foto medesime. Grazie. Read 8 Comments... >> |
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Rane Quotidiane
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Scritto da Beatrice
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Sabato 13 Febbraio 2010 02:45 |
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Ci sono volte che sei seduto intorno ad un tavolo e non senti la fame, non senti la sete, non ti accorgi neanche di quello che c'è da mangiare e da bere. Parli di cose buffe e strane. Ascolti cose buffe e strane. E molto serie anche. E divertenti e stupide. Si ride come mai altrove. La vita scorre, e noi amici lontani, non rinunceremmo mai a quella cena. C'è chi a volte viene dalla Spagna per questo. Un altro pezzetto se ne va. Tre anni in Germania non son mica storie. E noi però, invece di essere tristi perchè te ne vai, siamo felici, perchè è una scelta bellissima, qualsiasi cosa accadrà. C'è chi si sposa, chi fa un figlio, chi prende la terza specializzazione, chi parte. C'è chi si lascia malamente, chi spera, chi è felice così, chi non si lascerà mai. C'è chi ha un bel lavoro, chi tiene duro, chi fa carriera, chi ricomincia da capo. Un braccialetto nella torta al cioccolato ed un biglietto, nella tua fetta, per augurarti buona fortuna. Siamo dei geni o no? Read 1 Comments... >> |
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Espressioni dello Spirito
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Scritto da Beatrice
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Venerdì 12 Febbraio 2010 16:52 |
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Come postilla al post precedente. In vecchiaia non si sta poi tanto male. La vecchiezza rende liberi, perchè la maturità rende liberi. E questo è ciò che di più importante ho capito nell'ultimo anno. E' solo che mi sento stanca. Ma non preoccupatevi troppo. Mi sono arrivati messaggi di persone che mi fanno capire che sono preoccupate. Perciò sto scrivendo adesso. Sto bene, sto come sempre, sto come Dio vuole. Un giorno potremo ridere tutti insieme finalmente liberi, magari su una bella terrazza, con il sole tiepido che ci bacia i capelli, in mezzo a fiori coltivati con amore e piante bagnate a dovere? Ci sarà l'odore della terra smossa e umida, ci saranno i colori dei fiori. Ci sarà più di un gatto. Ci sarà un cielo azzzurrissimo sopra di noi, e acqua fresca nei bicchieri. Potremo ridere? Non lo so, ma so che sicuramente avremo le dentiere. Read 3 Comments... >> |
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Espressioni dello Spirito
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Scritto da Beatrice
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Venerdì 12 Febbraio 2010 03:50 |
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E' da un po' che ci penso. E stanotte vorrei farlo. Vorrei parlarvi di cosa mi è accaduto nello scorso anno. Però vi avverto che questo è un post serio, e credo che non mi piacerebbe molto trovare commenti nei quali mi si prende in giro, perchè ciò che voglio dire non lo merita. So che in un blog, se si scrive qualcosa, si è esposti a qualsiasi tipo di commento, e che questo fa parte delle regole del gioco, e vi chiedo infatti soltanto un po' di magnanimità, di comprensione umana e di pensare dieci secondi prima di scrivere un commento, se avrete la bontà di farlo. Insomma, la questione è presto detta. L'anno scorso sono diventata vecchia. Non è un modo di dire, non sto scherzando, non sto usando un'iperbole, è proprio così: sono diventata vecchia, anziana, debole, mi sono arresa. Non so perchè sia accaduto, o come, ma so che è successo. Inequivocabilmente. Fino all'anno scorso, potevo riderne e scherzare sull'argomento, e scherzavo perchè non era accaduto veramente. La botta dei trenta, che tanto malvagia mi avevano prospettato coloro che ci erano già passati, in realtà non l'ho sentita granchè. Dopotutto lasciare i venti non mi è dispiaciuto più di tanto. Sono stati anni merdosissimi. Sì, la mia vita intera è stata merdosissima, ma ormai non provo più nessuna rabbia nei confronti di coloro i quali l'hanno resa tale. La mia vecchiezza mi porta ad essere saggia e pacata. Non posso continuare a prendermela con i miei genitori se la mia vita è stata un inferno. Sono vecchia, e presto avranno bisogno, loro vecchissimi, di me, ed io ci sarò, perchè ci sono sempre stata, magari un po' maldestramente, ma generosamente e con affetto sincero, a volte perfino candido e testardo, anche per chi mi voleva male. E anche se dolorosamente e stupidamente, ho continuato ad esserci, fino alla fine, perchè è così che si comporta AmicaB. Comunque, la mia vecchiezza si è palesata al compimento dei trentasette anni, è lì che tutto ha cominciato a crollare miseramente. Il fisico, le capacità intellettive, tutto insomma. Nel mio trentottesimo anno ho sofferto molto e questo credo non abbia giovato, ma sarei invecchiata ugualmente. Era scritto. La mia data di scadenza era quella comunque. E quindi, come sempre in passato, per di più, ho avuto una gran sfortuna. Insomma, sono diventata vecchia, e malamente. Non prendetemi in giro per questo. Il mio, come già vi ho detto, è un discorso molto serio. Questo duemilanove mi ha portato per esempio il mio primo capello bianco, tanto per dirne una. Ero nel luogo dello sbarco dei Padri Pellegrini quando l'ho scoperto, ed i miei più cari amici mi hanno confermato che se n'erano già accorti, ma pietosamente erano rimasti in silenzio. E così, per sempre, collegherò quelle barbe lunghe e quei cappelloni neri al mio primo capello bianco, nella mia personale classifica, forse bizzarra, molto più significativo di quello stupido primo bacio o della mia prima volta, ormai così sfumata nei colori del ricordo. Come splendeva sotto quel sole americano. Era proprio bianco! Mai visto niente di simile sulla mia testa. Ma evidentemente non è solo di questo che sto parlando. Non di uno sciocco capello bianco. E' la mia mente che è vecchia. Il mio fisico. Sono stanca ininterrottamente. Non esco mai la sera. Se posso, faccio qualunque cosa per non uscire neanche di giorno. Ho freddo. Ho sonno. Non faccio mai cose fiche come andare ai concerti, o bere fino a tardi. Tutta roba passata. Non posso quasi più bere il vino. Rimedio con la birra, perchè è più leggera, ma anche in quel campo non posso più esagerare. Ho bisogno di un numero interessante di medici specialisti. Le spese mediche e quelle per i medicinali sono le prime nella mia classifica spese. La mia vita è scandita da orari nei quali devo prendere compresse, gocce, intrugli effervescenti, intrugli non effervescenti, e quant'altro. Non è bello. Mi fa sentire malata. Allora vuol dire che sono vecchia e malata. Però c'è anche un aspetto piacevole nell'essere vecchi. Eravamo quest'estate in America non ricordo più dove, e ci siamo fermati in un albergo grandioso. E' stato il mio preferito di tutto il viaggio. Un salone enorme, ricco, pieno di poltrone comodissime e giganti, cuscini morbidissimi, musica classica in filodiffusione. Camerieri ovunque che ti avrebbero portato anche in braccio se solo tu avessi voluto. La camera poi. Enorme, con due letti giganti, comodissimi anch'essi, proprio da vecchi. Quando mi sono sdraiata su quel letto avrei voluto continuare la vacanza soltanto lì, una goduria totale. La sera, rientrati in hotel ho preferito tornare in camera invece che seguire gli altri ad usufruire del cocktail gratuito al roof garden, che peraltro io avevo scoperto, proprio perchè volevo arrivare quanto prima a posare le mie stanche membra su quel magnifico letto. Tutti gli anni, in vacanza, anche da giovane, mi sono quasi sempre sentita male, almeno un po'. Il mio fisico mal sopporta il caldo, il sole, i cambiamenti. Ho sempre avuto una salute del piffero. Quest'anno però ho superato me stessa. Praticamente mi è marcito un braccio, non starò qui a scriverne i particolari poco edificanti, ma ecco, stavo così male che mentre facevo la fila per l'imbarco pensavo di svenire e di essere messa in quarantena da qualche agente come possibile portatrice di contagio. Che poi in America su queste cose mica scherzano, e tra l'altro, c'era anche l'allarme febbre suina. Ho avvolto il braccio, gonfio il doppio della sua normale misura, in una coperta, e sudando freddo, metaforicamente e non, sono salita sull'aereo. In Italia un medico mi ha detto che potevo anche lasciarci la buccia. Morire per un'infezione trascurata. Fichissimo, nonchè estremamente "da vecchi". Anche gli sviluppi lavorativi di questo ultimo anno mi hanno fatto invecchiare tantissimo. Lavorare è duro quanto vitale. Amo il mio lavoro, ma ho dovuto subire molto. Non posso raccontare ciò che è successo anche perchè non ci credereste da quanto pare assurdo (più assurdo di un braccio marcio) ma vi assicuro che oggi sono vecchia un po' anche per quello. Essere vecchi significa anche non aver paura della morte. La si trova inevitabile, e irrimediabilmente vicina. Ricordate sempre, e sottolineo sempre, e tutti, e sottolineo tutti, quanto vi voglio bene. Questo, qualsiasi cosa succeda. Read 0 Comments... >> |
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