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E' da un po' che ci penso. E stanotte vorrei farlo. Vorrei parlarvi di cosa mi è accaduto nello scorso anno. Però vi avverto che questo è un post serio, e credo che non mi piacerebbe molto trovare commenti nei quali mi si prende in giro, perchè ciò che voglio dire non lo merita. So che in un blog, se si scrive qualcosa, si è esposti a qualsiasi tipo di commento, e che questo fa parte delle regole del gioco, e vi chiedo infatti soltanto un po' di magnanimità, di comprensione umana e di pensare dieci secondi prima di scrivere un commento, se avrete la bontà di farlo. Insomma, la questione è presto detta. L'anno scorso sono diventata vecchia. Non è un modo di dire, non sto scherzando, non sto usando un'iperbole, è proprio così: sono diventata vecchia, anziana, debole, mi sono arresa. Non so perchè sia accaduto, o come, ma so che è successo. Inequivocabilmente. Fino all'anno scorso, potevo riderne e scherzare sull'argomento, e scherzavo perchè non era accaduto veramente. La botta dei trenta, che tanto malvagia mi avevano prospettato coloro che ci erano già passati, in realtà non l'ho sentita granchè. Dopotutto lasciare i venti non mi è dispiaciuto più di tanto. Sono stati anni merdosissimi. Sì, la mia vita intera è stata merdosissima, ma ormai non provo più nessuna rabbia nei confronti di coloro i quali l'hanno resa tale. La mia vecchiezza mi porta ad essere saggia e pacata. Non posso continuare a prendermela con i miei genitori se la mia vita è stata un inferno. Sono vecchia, e presto avranno bisogno, loro vecchissimi, di me, ed io ci sarò, perchè ci sono sempre stata, magari un po' maldestramente, ma generosamente e con affetto sincero, a volte perfino candido e testardo, anche per chi mi voleva male. E anche se dolorosamente e stupidamente, ho continuato ad esserci, fino alla fine, perchè è così che si comporta AmicaB. Comunque, la mia vecchiezza si è palesata al compimento dei trentasette anni, è lì che tutto ha cominciato a crollare miseramente. Il fisico, le capacità intellettive, tutto insomma. Nel mio trentottesimo anno ho sofferto molto e questo credo non abbia giovato, ma sarei invecchiata ugualmente. Era scritto. La mia data di scadenza era quella comunque. E quindi, come sempre in passato, per di più, ho avuto una gran sfortuna. Insomma, sono diventata vecchia, e malamente. Non prendetemi in giro per questo. Il mio, come già vi ho detto, è un discorso molto serio. Questo duemilanove mi ha portato per esempio il mio primo capello bianco, tanto per dirne una. Ero nel luogo dello sbarco dei Padri Pellegrini quando l'ho scoperto, ed i miei più cari amici mi hanno confermato che se n'erano già accorti, ma pietosamente erano rimasti in silenzio. E così, per sempre, collegherò quelle barbe lunghe e quei cappelloni neri al mio primo capello bianco, nella mia personale classifica, forse bizzarra, molto più significativo di quello stupido primo bacio o della mia prima volta, ormai così sfumata nei colori del ricordo. Come splendeva sotto quel sole americano. Era proprio bianco! Mai visto niente di simile sulla mia testa. Ma evidentemente non è solo di questo che sto parlando. Non di uno sciocco capello bianco. E' la mia mente che è vecchia. Il mio fisico. Sono stanca ininterrottamente. Non esco mai la sera. Se posso, faccio qualunque cosa per non uscire neanche di giorno. Ho freddo. Ho sonno. Non faccio mai cose fiche come andare ai concerti, o bere fino a tardi. Tutta roba passata. Non posso quasi più bere il vino. Rimedio con la birra, perchè è più leggera, ma anche in quel campo non posso più esagerare. Ho bisogno di un numero interessante di medici specialisti. Le spese mediche e quelle per i medicinali sono le prime nella mia classifica spese. La mia vita è scandita da orari nei quali devo prendere compresse, gocce, intrugli effervescenti, intrugli non effervescenti, e quant'altro. Non è bello. Mi fa sentire malata. Allora vuol dire che sono vecchia e malata. Però c'è anche un aspetto piacevole nell'essere vecchi. Eravamo quest'estate in America non ricordo più dove, e ci siamo fermati in un albergo grandioso. E' stato il mio preferito di tutto il viaggio. Un salone enorme, ricco, pieno di poltrone comodissime e giganti, cuscini morbidissimi, musica classica in filodiffusione. Camerieri ovunque che ti avrebbero portato anche in braccio se solo tu avessi voluto. La camera poi. Enorme, con due letti giganti, comodissimi anch'essi, proprio da vecchi. Quando mi sono sdraiata su quel letto avrei voluto continuare la vacanza soltanto lì, una goduria totale. La sera, rientrati in hotel ho preferito tornare in camera invece che seguire gli altri ad usufruire del cocktail gratuito al roof garden, che peraltro io avevo scoperto, proprio perchè volevo arrivare quanto prima a posare le mie stanche membra su quel magnifico letto. Tutti gli anni, in vacanza, anche da giovane, mi sono quasi sempre sentita male, almeno un po'. Il mio fisico mal sopporta il caldo, il sole, i cambiamenti. Ho sempre avuto una salute del piffero. Quest'anno però ho superato me stessa. Praticamente mi è marcito un braccio, non starò qui a scriverne i particolari poco edificanti, ma ecco, stavo così male che mentre facevo la fila per l'imbarco pensavo di svenire e di essere messa in quarantena da qualche agente come possibile portatrice di contagio. Che poi in America su queste cose mica scherzano, e tra l'altro, c'era anche l'allarme febbre suina. Ho avvolto il braccio, gonfio il doppio della sua normale misura, in una coperta, e sudando freddo, metaforicamente e non, sono salita sull'aereo. In Italia un medico mi ha detto che potevo anche lasciarci la buccia. Morire per un'infezione trascurata. Fichissimo, nonchè estremamente "da vecchi". Anche gli sviluppi lavorativi di questo ultimo anno mi hanno fatto invecchiare tantissimo. Lavorare è duro quanto vitale. Amo il mio lavoro, ma ho dovuto subire molto. Non posso raccontare ciò che è successo anche perchè non ci credereste da quanto pare assurdo (più assurdo di un braccio marcio) ma vi assicuro che oggi sono vecchia un po' anche per quello. Essere vecchi significa anche non aver paura della morte. La si trova inevitabile, e irrimediabilmente vicina. Ricordate sempre, e sottolineo sempre, e tutti, e sottolineo tutti, quanto vi voglio bene. Questo, qualsiasi cosa succeda. Read 0 Comments... >> |